Psicolife - psicologia e psicoterapia a Firenze

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giovedì, novembre 11, 2010

Centro di Counseling oncologico

counselingUn articolo di : Giulia Zocchi

Ad un solo anno dalla sua nascita il Counseling Center ha ricevuto 2.640 chiamate da parte di pazienti oncologici, familiari e operatori che chiedevano informazioni, esprimevano disagi e bisognavano di un sostegno psicologico. Dopo un anno di attività si tiene un convegno che tira le somme e fa un bilancio di questo servizio offerto ai cittadini 7 giorni su 7.

CENTRO COUNSELING. Il Centro di Counseling oncologico regionale nasce il 7 novembre 2009 per volere della Regione in collaborazione con ITT e Mes, per raccogliere le chiamate di chi chiede aiuto, di chi vuole un consiglio oppure di chi esprime difficoltà o ha solamente bisogno di un po' di conforto; dallo scorso anno fino al 4 novembre scorso, il centro ha ricevuto 2640 chiamate, in maniera maggiore di pazienti e familiari, ma anche da parte degli operatori.

UTENTI. Il 23% degli utenti si rivolge al Centro per ricevere ascolto e supporto psicologico, il 22% esprime difficoltà relative all'orientamento nel percorso clinico assistenziale, il 50% chiede informazioni sui percorsi oncologici del sistema sanitario toscano e il 2% riguarda segnalazioni relative a disagi o eventi avversi.

CONVEGNO. In merito a questi dati e per fare il punto della situazione, si terrà nell'intera giornata di domani un convegno all'Educatorio del Fuligno in via Faenza 48.

ORGANIZZATORI E PARTECIPANTI. "Il Contact center per l'oncologia: l'ascolto e l'aiuto nel percorso di cura" è organizzato dal Servizio Sanitario della Toscana, dall'Istituto Toscano Tumori  dal Laboratorio MeS (Management e Sanità) della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e sarà inaugurato dai saluti dell'assessore al diritto alla salute Daniela Scaramuccia e dai presidenti dell'Ordine dei medici di Firenze, Antonio Panti, e dell'Ordine degli psicologi della Toscana, Sandra Vannoni. Parteciperanno operatori della sanità, volontari, rappresentanti di associazioni, di pazienti e familiari.

OTTIMO ESEMPIO. L'assessore al diritto alla Salute, Daniela Scaramuccia, sostiene che il Counseling Center oncologico regionale sia un bell'esempio di sanità vicina al cittadino che attraverso il numero verde, in qualsiasi giorno della settimana, può rivolgersi ad operatori specializzati per avere informazioni sul percorso assistenziale, ma anche sostegno per le difficoltà psicologiche che si possono incontrare nella malattia.

SCARAMUCCIA. “Un servizio che è molto utile non solo al cittadino, ma anche a noi, che in questo modo riusciamo a monitorare i reali bisogni e le eventuali carenze. Per ora è un'esperienza pilota che ci auguriamo diventi presto una realtà solida e un modello da utilizzare anche per altre patologie croniche”, conclude l'assessore Scaramuccia.

NUMERO VERDE. Per chiamare il Counseling Center c'è un numero verde, 800880101, attivo 7 giorni su 7 dalle 8.00 alle 20.00; ma si può anche inviare una e-mail all'indirizzo:
ascolto.oncologico@regione.toscana.it.

Risponderà una equipe composta da 13 operatori: otto counselor, quattro psicologi e un coordinatore psicologo clinico.

INFO. Per chi volesse maggiori informazioni sul servizio di Counseling oncologico, può consultare il sito della Regione, all'indirizzo http://www.istitutotoscanotumori.it/.

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martedì, luglio 13, 2010

Salute: Nasce a Firenze un centro di sostegno psicologico per i malati di tumore

www.istitutotoscanotumori.it

Coloro che devono affrontare una patologia oncologica sentono la necessità, al di là della garanzia della qualità della cura, di un punto di riferimento a cui rivolgersi, che li orienti nelle diverse fasi delle terapie, coordini le varie figure professionali, li sostenga sotto il profilo psicologico.

Ed è partendo da questa considerazione, emersa nel corso della IV Conferenza di organizzazione dell'Istituto Toscano Tumori, che l’assessorato per il diritto alla salute ha deciso di istituire un “Centro di ascolto regionale con funzione di counseling per il cittadino con patologia oncologica”.
Se ne è parlato nel corso in corso oggi presso l'Auditorium del CTO di Careggi (Firenze).

Il progetto – Con il progetto del call center regionale, il cittadino o il paziente oncologico che si rivolgeranno al Centro di ascolto tramite un numero verde, che verrà attivato entro l'anno, troveranno risposte sull'organizzazione dell'oncologia toscana e l'attività dei vari centri diagnostici, medici, chirurgici e riabilitativi.
Il paziente potrà anche ricevere un servizio di ascolto-sostegno individuale.

Il salto di qualità - Con la nascita dell'ITT l'oncologia toscana ha compiuto un salto di qualità.
Di particolare rilievo alcune importanti decisioni: la produzione di raccomandazioni cliniche sui principali tumori, la verifica dei livelli di appropriatezza e omogeneità delle cure su tutto il territorio regionale attraverso specifici indicatori, l'attivazione del Core Research Laboratory. Infine è stata introdotta l'oncologia nei piccoli ospedali e proprio pochi giorni fa la giunta regionale ha rifinanziato questo intervento con risorse ulteriori, 1 milione e 350 mila euro.


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martedì, giugno 01, 2010

In Italia il tumore non è uguale per tutti

di: Luigi Cucchi tratto da: Ilgiornale.it

Il malato oncologico in primo piano. I suoi drammi, le paure, le ansie, le cure mediche, il sostegno psicologico, i suoi diritti. Tanto è stato fatto e tanto resta ancora da fare. In Italia, in numerose regioni, siamo all’avanguardia, in altre siamo deficitari.

Abbiamo Centri di eccellenza e volontari che da anni si battono per togliere dall’emarginazione, dalla solitudine, dall’abbandono, chi entra in questo tunnel. Sono circa 2 milioni gli italiani a cui è stato diagnosticato un tumore. Un numero che con gli anni è cresciuto, passando da 820mila casi nel 1970 a 1.2 milioni nel Duemila. Nel 2008: 1.8 milioni (806.103 uomini 43,8%) e 1.034.820 donne (56,2%). Sono i pazienti in trattamento-270mila i nuovi casi).

Ieri è stato presentato a Roma, in occasione delle celebrazioni della quinta Giornata nazionale del malato oncologico, il secondo Rapporto sulla condizione assistenziale. Si approfondiscono le analisi avviate lo scorso anno dalla Favo, la Federazione delle 500 associazioni italiane di volontariato impegnate in oncologia e dal Censis, l’istituto di ricerca socioeconomica fondato nel 1964. È il primo atto ufficiale dell’Osservatorio permanente sulla condizione dei malati oncologici voluto dalla Favo a Taranto lo scorso anno.

Il Rapporto si è aperto con le note di Francesco De Lorenzo, presidente Favo e Giuseppe De Rita, presidente del Censis. All’esame i vari aspetti della vita e dell’assistenza del malato oncologico in Italia. Si analizzano le competenze dell’Inps in materia di concessione delle pensioni di invalidità civile per poi sottolineare l’esigenza di una grande inchiesta nazionale da affidare al Censis per valutare l'impatto sociale ed economico che i tumori hanno, e sempre più avranno, nella società italiana.

Il Rapporto prosegue con una rappresentazione grafica dell'organizzazione assistenziale realizzata in ciascuna Regione: molte le difformità assistenziali e le carenze che penalizzano i malati di tumore. Vengono poi approfondite le difformità assistenziali con riferimento al tema dei farmaci innovativi.
Il Rapporto analizza le misure che contribuiscono alla qualità di vita dei pazienti che hanno superato la fase acuta e che convivono con gli esiti della patologia tumorale: la riabilitazione, l'assistenza domiciliare integrata, la sedazione del dolore, l'accompagnamento dei malati terminali. È l'aspetto delle disparità che preoccupa.

Per l'assistenza domiciliare integrata, che costituisce un indicatore di qualità assistenziale estremamente importante per i malati di cancro, si registrano differenze assai elevate tra Regioni come la Basilicata e la provincia autonoma di Trento, con, rispettivamente 237 e 153 casi di assistenza domiciliare ogni 100mila abitanti e Regioni come la Campania (35 casi), la Valle d'Aosta (34 casi) e la provincia di Bolzano dove non risulta fornito alcun tipo di assistenza domiciliare. Così per le dotazioni di posti negli Hospice per l'accompagnamento dei malati terminali, ambito nel quale si passa da oltre 5 posti ogni 100mila abitanti in Lombardia, Emilia Romagna e Molise, a Regioni (soprattutto meridionali), dove le dotazioni scendono a 1 posto (Sicilia e Calabria) o sono pressoché nulle (Campania, Abruzzo e Valle d'Aosta).

Inoltre, anticipando culturalmente le indicazioni del Libro bianco del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per quanto concerne il nuovo Welfare solidale e compatibile, il Rapporto propugna un tipo di risposta globale interistituzionale ai bisogni esistenziali, sanitari, assistenziali, previdenziali e lavorativi dei malati di cancro, per consentirne il recupero alla «buona vita nella società attiva». In questo scenario di assistenza globale, un ampio paragrafo è dedicato a come l'Inps si è strutturato per far fronte ai nuovi compiti attribuiti (2.013 unità lavorative mobilitate per finalità medico-legali).

Nel settore delle prestazioni previdenziali le patologie neoplastiche costituiscono la causa principale di accoglimento delle domande di invalidità (30 % sul totale), con 136.748 casi nel 2009 e con un onere per gli assegni di invalidità, riferiti ai soli nuovi casi incidenti, cioè riconosciuti nell'anno, di oltre 116 milioni di euro. Per le domande di inabilità la percentuale dei tumori sul complesso delle domande accolte nel 2009 sale al 54 %, con 65.284 casi, e con un onere, sempre riferito ai soli nuovi casi accolti, di oltre 80 milioni di euro.

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giovedì, giugno 15, 2006

Psiconcologia - Storia

da un articolo di :LUIGI GRASSI, GABRIELLA MORASSO

Nonostante i numerosi e significativi progressi scientifici in ambito oncologico, che hanno sicuramente determinato un netto miglioramento degli approcci terapeutici e un aumento della sopravvivenza dei pazienti, il cancro resta a tutt’oggi oggi una delle malattie a più ampia diffusione ed una delle principali cause di morte in ogni parte del mondo. Nell’immaginario individuale e collettivo il cancro continua, di fatto, ad associarsi a significati di sofferenza fisica e psichica, di morte ineluttabile, di stigma e diversità (l’essere estraneo e straniero), di colpa e vergogna. È quanto Susan Sontag (1979) definisce "bardature metaforiche" che, per il cancro, da sempre risvegliano l’idea di un processo insidioso, misterioso e destruente, divorante e contagioso. È quanto Fornari (1984) identifica nel antinomìa amico-nemico, dove il "nemico" riesce a modificare e ad incidere sugli affetti attraverso impronte inalterabili che permeano le emozioni, i pensieri ed i comportamenti della persona colpita, sia nella sue dimensione individuale che relazionale. È ciò che Tolstoj, nel noto racconto La morte di Ivan Il’ič (1976), coglie nelle parole del protagonista "(…) Il dottore aveva parlato di sofferenze fisiche e a ragione; ma più terribili delle sofferenze fisiche erano le sofferenze morali. (…) Il principale tormento di Ivan era la menzogna (…) che non volessero riconoscere quello che tutti sapevano e che anche lui sapeva (…) e costringessero anche lui ad aver parte alla menzogna". È infine ciò che Maher (1982), riprendendo concetti durkeimiani, coglie sottolineando il senso di anomia attivato dal cancro come evento che interviene bruscamente ed improvvisamente, alterando l’equilibrio individuale e intereprsonale, paralizzando le capacità di regolazione e di riassestamento ed evocando un clima (o un sentimento transpersonale) di incertezza e indeterminatezza.
È su queste basi che si è via via sempre più presentata la necessità di una comprensione allargata e globale delle malattie neoplastiche, come epifenomeno di processi somato-psichici e interpersonale e che ha determinato lo sviluppo della disciplina psiconcologia (Grassi e Morasso, 1998).

IL PASSATO DELLA PSICONCOLOGIA
In realtà è a partire dagli inizi del '900 che la necessità di mantenere una visione globale del paziente affetto da qualunque patologia somatica e di approfondire la conoscenza dei correlati psicologici delle malattie ha comportato una evidente collaborazione tra discipline mediche e psichiatriche. È del 1902 la costituzione, negli Stati Uniti, del primo reparto psichiatrico in un ospedale generale e degli anni '20 la nascita della Psichiatria di Consultazione come branca specificamente rivolta alla valutazione e trattamento di problemi psicologi di pazienti affetti da patologie somatiche. Proprio in tale disciplina, sviluppatasi presto anche in altre parti del mondo, si pongono dunque le premesse per istituire e diffondere modelli teorici e assistenziali applicati alle diverse branche medico-chirurgiche. Tra gli anni '40 e ‘50, l'oncologia, la cardiologia, l'ostetricia e la ginecologia, e la dermatologia, rappresentano le discipline più interessate al fenomeno (Lipowsky, 1986). In esse vengono applicati in maniera diretta e precisa i principi di base della Psichiatria di Consultazione: a) la necessità di valutare l'influenza delle variabili emozionali nell'esordio delle malattie (patogenesi psicosomatica); b) necessità di studiare gli effetti dell'interazione tra fattori psicologici e fattori biologici (psicobiologia); c) la necessità di training educativi del medico a riconoscere i problemi psichiatrici e psicosociali dei pazienti affetti da malattie fisiche, quindi a mettere in atto opportune terapie; d) la necessità, infine, di sviluppare ricerche sperimentali in tali aree.

In ambito oncologico, i paesi anglosassoni hanno avuto, in questo, un ruolo sicuramente di guida. Gli anni ’30 e ’40 preparano il terreno all’ingresso delle discipline psicologico-psichiatriche attraverso la fondazione, nel 1937, del National Cancer Institute (NCI) (http://www.nci.nih.gov/) e della International Union Against Cancer (http://www.uicc.org), mentre l’American Cancer Society (http://www.cancer.org) promuove in questo stesso periodo i primi gruppi di auto-aiuto attraverso il reclutamento e la formazione di pazienti laringectomizzati e colostomizzati, comprendendo l’importanza dell’informazione e del confronto reciproco tra le persone che hanno vissuto la stessa esperienza di malattia (Holland, 1998). Il programma "Reach to Recovery" (http://cope.uicc.org/breast/rri/rri.html), promuovendo il confronto e la solidarietà tra donne operate per cancro della mammella e pazienti si diffonde con successo in molti paesi del mondo. Sono immediatamente successivi i primi esempi dello sforzo compiuto per offrire ai pazienti neoplastici interventi a carattere psicosociale tesi a garantire sollievo rispetto alla sofferenza psicologica secondaria al cancro. L’attivazione di un servizio specifico in questo senso nel 1950 dallo psichiatra Arthur Sutherland presso il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, il lavoro della psichiatra svizzera Kübler-Ross sulle reazioni psicologiche del paziente con cancro in fase terminale di malattia e lo sviluppo di servizi analoghi, nel 1967, da parte di Cicely Saunders, a Londra, presso il St. Cristopher Hospice, rappresentano punti cardine per la Psiconcologia.

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