Firenze: Oncologia e psicologia, informazione scientifica. A cura dal Dr. Massimiliano Zisa, Psicologo, Firenze, Toscana. www.psicolife.com

giovedì, maggio 21, 2009

Cairo: ipnosi, convegno a cura dell'associazione Guido Rossi

Un convegno su "Ipnosi".
Controllo dello stress, del dolore e delle funzioni fisiologiche", è previsto stasera, alle 20,30 a palazzo di Città di Cairo, a cura dell’associazione Guido Rossi. Il convegno, che spazierà anche sull’approfondimento delle varie applicazioni dell’ipnosi anche in ambito extra clinico (personale, sportivo, di studio, lavorativo) sarà tenuta dal dottor Alberto Torelli, ipnologo e ipnoterapista.

L’Associazione Guido Rossi è nata nel 1990a Cairo, per alleviare il dolore nei malati oncologici terminali e nei malati cronici. Svolge la sua attività di assistenza domiciliare in tutta la Valbormida a casa dei malati, che una volta dimessi dagli ospedali si possono trovare in una situazione di grande difficoltà assistenziale, di solitudine e di mancanza di cure adeguate per il mantenimento di una qualità di vita accettabile.

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giovedì, febbraio 12, 2009

Quando il tumore ferisce la femminilità

Molte donne dopo i trattamenti anticancro faticano a recuperare una serena vita sessuale. Ancora troppi i tabù e le disattenzioni dei medici.

Un articolo di Vera Martinella Tratto da: Il corriere della Sera

Riescono a vincere la sfida contro il cancro, ma non sempre a recuperare una vita intima appagante, in parte a causa di problemi fisici legati alle terapie effettuate, ma soprattutto perché soffrono di una certa “ansia da prestazione” e di gravi insicurezze legate alla loro immagine corporea. Questo il quadro che emerge da un recente studio internazionale, pubblicato sulla rivista Cancer, su 860 donne guarite da un tumore della cervice uterina, diagnosticato quando avevano fra i 40 e i 50 anni d’età. Per ritrovare una qualità di vita soddisfacente, secondo i ricercatori, queste donne hanno bisogno di un supporto di lunga durata che le aiuti a superare i problemi psicologici e sessuali legati alla malattia.

ANCORA TABU’ – La diagnosi di tumore porta sempre con sé un forte impatto emotivo iniziale che, nel caso in cui la neoplasia interessi l’apparato genitale, si complica con le preoccupazioni legate alla capacità riproduttiva e sessuale. E le donne, secondo molti specialisti, devono affrontare ancora qualche tabù in più rispetto ai pazienti maschi, come sostiene Chiara Simonelli, docente di psicologia e psicopatologia dello sviluppo sessuale all’università La Sapienza di Roma: «Gli uomini - dice - con sempre maggiore disinvoltura parlano esplicitamente con l’urologo, che spesso dal canto suo anticipa i dubbi e le necessità dei pazienti. Nello stesso tempo, i chirurghi cercano di affinare le tecniche per preservare l’erezione, in caso di interventi alla prostata o alla vescica, ed esistono diversi farmaci per aiutare i pazienti a riprendere una vita sessuale il più possibile regolare. Tutto questo per le donne con un tumore all’apparato genitale, del seno o della vescica non si verifica quasi mai e ancora molto resta da fare a livello di sperimentazione e ricerca. A partire dagli interventi chirurgici “salva-sensibilità” nelle zone riproduttive che sono in effetti piuttosto limitati, mentre qualcosa in più si è stato messo a punto per preservare la fertilità».

I PROBLEMI - L’asportazione completa dell’utero (isterectomia) o della vescica (cistectomia) possono avere come conseguenza problemi dovuti alla lesione di muscoli e nervi durante l’intervento, che alterano le funzioni urinarie e sessuali. In questo caso possono essere d’aiuto integratori alimentari o ginnastiche specifiche per rafforzare la muscolatura perineale (la stessa interessata durante l’orgasmo) e accelerarne la riabilitazione. Una parte consistente dei disturbi sessuali femminili, però, è legata anche alla sfera psicologica e agli effetti collaterali di chemio e radioterapia. «Una diagnosi di tumore va a colpire alla base l’identità sessuale di una donna, mettendo in crisi i suoi cardini fondamentali: maternità, seduttività, eroticità, ruolo sociale - spiega Vieri Boncinelli, presidente del centro studi Disturbi Affettivi e Sessuali (Das) e docente di sessuologia all’università di Pisa. - La chirurgia mammaria o la perdita dei capelli fanno sentire meno capaci di sedurre, mentre gli interventi ginecologici, come la conizzazione o l’isterectomia, colpiscono l’erotismo e le possibilità di riproduzione. Ma su questo fronte i medici possono fare molto, sia informando le donne sulla sessualità e sulle varie possibilità per raggiungere l’orgasmo, sia offrendo un sostegno psicologico per affrontare l’ondata iniziale di sensazioni negative da cui vengono sommerse». Insomma, dato che esiste uno stretto rapporto tra corpo e psiche, il primo passo da compiere è capire in quale misura siano legati all’una e all’altra sfera problemi come perdita del desiderio, frigidità, scarsa lubrificazione, secchezza vaginale o dispareunia (dolore durante il rapporto).

CONSIGLI PRATICI - E’ necessario sgombrare il campo da “falsi pudori”. Molte donne, infatti, possono sentirsi a disagio e persino vergognarsi di pensare al sesso in un momento in cui ci si dovrebbe preoccupare solo della salute. Ma la sessualità è un aspetto importante della qualità della vita di una persona, segno di vitalità e fonte di benessere fisico e psichico. Per questo il primo passo per il recupero di un’esistenza sana e felice è parlare con il proprio ginecologo, con un sessuologo o uno psicologo (che, nei centri specializzati, già affiancano chirurghi e oncologi per affrontare la malattia in modo integrato, con un lavoro d’équipe). Perché i rimedi esistono e sono molti, come ricorda Boncinelli: «Possono aiutare ovuli, pomate, cerotti a rilascio di estrogeni per stimolare il desiderio, antidolorifici, creme lubrificanti, dosaggi minimi di antidepressivi. E l’attività sportiva contribuisce a scaricare meglio le tensioni fisiche negative e riacquistare un buon rapporto col proprio corpo». Contemporaneamente è bene, fin dal momento della diagnosi, comunicare i propri stati d’animo al partner. Rabbia, paura, ansia, depressione, insicurezza si affrontano meglio se vengono condivise. «Noi donne – dice Simonelli - viviamo il rapporto col nostro corpo in uno stato d’insicurezza. Non ci sentiamo mai del tutto a posto, mai davvero belle. Comprensibilmente l’incertezza si accentua se, a causa di un tumore, si entra in menopausa anticipata (con tutti i relativi disturbi) in seguito alle terapie ormonali, si subiscono mutazioni fisiche al seno o ai genitali conseguenti all’operazione. E’ frequente che insorga il timore che il partner ci tradisca, che resti con noi per “senso del dovere” o compassione, o ancora che ci si senta in colpa perchè non lo si rende felice».

IL PARTNER - Se da un lato esistono casi in cui “la coppia scoppia” (è raro che sia il tumore la vera causa della rottura, piuttosto l’ingresso sulla scena di una malattia grave svela una crisi preesistente e porta alla luce il fatto reale che la relazione è finita), dall’altro ci sono pazienti che raccontano come, superata la difficoltà iniziale, l’intesa con il partner sia addirittura più intensa. Ma in pratica, mariti e fidanzati cosa possono fare? Le loro compagne, spiegano i sessuologi, hanno bisogno di sentirsi rassicurate sul fatto che sono amate e desiderate come prima della malattia. Fino a quando non sono in grado di accettare sé stesse e i cambiamenti nel loro corpo può essere difficile recuperare una vita sessuale soddisfacente, ma tenerezze e attenzioni – insieme al dialogo - contribuiscono ad arginare stress, timori e stanchezza fisica causati dalle cure.
Tornare a star bene come prima si può. Anzi, la malattia potrebbe rappresentare un’occasione per migliorare la propria esistenza e quella coppia, apprezzando di più le piccole cose quotidiane, dando un maggiore valore al tempo e alle persone, vivendo più intensamente.

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domenica, ottobre 05, 2008

Tumore al polmone: l'80% dei malati chiede aiuto psicologico

Tratto da : Sanihelp.it
Annotate le vostre emozioni in un diario. Non pretendete di offrire sempre risposte. Non temete di chiedere al medico informazioni, fino a quando non è tutto chiaro. Il dolore può essere calmato, non sforzatevi di sopportarlo. Il dialogo è fondamentale: cercate un posto tranquillo per non essere disturbati. Sono questi alcuni dei consigli pratici che compongono il decalogo che oncologi e psiconcologi propongono ai pazienti di tumore al polmone(32 mila nuovi casi in Italia nel 2008) e ai loro familiari.

La SIPO (Società Italiana di Psiconcologia) e la Fondazione Aiom aderiscono al progetto Inspire, per offrire un supporto a chi affronta questa neoplasia e migliorare la qualità di vita del malato e di chi lo assiste. Hanno quindi realizzato due guide per sensibilizzare le persone sulle conseguenze emozionali del cancro, fornire informazioni pratiche, consigli su come gestire le situazioni di crisi e suggerimenti per facilitare la relazione.

Il progetto Inspire - un’iniziativa internazionale promossa da IPOS (International Psycho –Oncology Society) con il sostegno di Roche – ha inoltre condotto anche un’indagine europea sui bisogni dei malati: nel nostro Paese il 32% di questi ritiene di non ottenere un sufficiente supporto emotivo, l’80% gradirebbe riceverne di più, solo il 52% conosce l’esistenza di associazioni di pazienti e soltanto l’8% dispone di opuscoli dedicati.
Per cercare di rispondere a questa esigenza dal 2003 è stato attivato il numero verde dell' oncologia, un servizio di counselling psicononcologico e orientamento, attivo i giorni feriali dalle 14 alle 17, che fino a oggi ha registrato oltre 45.000 telefonate (45/55 al giorno) di cui oltre 15.000 relative al tumore del polmone.

Il tumore del polmone è una neoplasia che forse più di altre crea difficoltà emotive: la causa principale è infatti il fumo (87% dei casi) e questa consapevolezza può determinare nei malati senso di colpa e di impotenza per non aver saputo o potuto smettere.
Ma non è mai troppo tardi: se un tabagista cessa di fumare, il rischio di sviluppare la malattia si riduce progressivamente e dopo 10-15 anni le possibilità che si ammali sono identiche a quelle di una persona che non ha mai fumato.

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martedì, settembre 02, 2008

Tumori: Cure Alternative Per 50% Malati

Roma, 4 ago. (Adnkronos Salute) - Preghiera, tecniche di rilassamento, meditazione, massaggi e uso di integratori alimentari. Sono alcune delle terapie alternative scelte negli Stati Uniti dalla metà dei malati di cancro. E l'identikit di chi opta per questi metodi stupisce: non si tratta di appartenenti a minoranze etniche e religiose, ma di donne bianche con alto reddito e ottima educazione, che soffrono in particolare di tumore al seno o all'ovaio. Lo dimostra uno studio dell'American Cancer Society, pubblicato sulla rivista 'Cancer'.

Gli esperti hanno passato in rassegna i dati di oltre 4 mila persone sopravvissute a tumori di dieci tipi diversi, che hanno partecipato all'American Cancer Society's Study for Cancer Survivors-1, portato avanti a 10-24 mesi di distanza dalla diagnosi di malattia. Ai pazienti è stato chiesto se utilizzassero una qualche forma di terapia alternativa all'interno di una lista di 15 metodiche diverse. La più frequentemente utilizzata è risultata la preghiera (61%), seguita dal rilassamento (44%), dalla meditazione (15%), dai massaggi (11%) e dall'uso di integratori alimentari (40%). Meno successo per l'agopuntura (1%) e l'ipnosi (0,4%). Entrando nel dettaglio, i pazienti meno inclini all'impiego di tecniche alternative di sostegno sono quelli colpiti da melanoma o carcinoma renale, mentre quelli che più tendono a queste scelte sono i malati al seno o all'ovaio, dunque di sesso femminile.

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martedì, giugno 24, 2008

Assistenza Psicologica in Oncologia e Ginecologia

Tigullio Arriva l'assistenza psicologica in oncologia e ginecologia Sanità Attivo dal primo aprile, il servizio è garantito per un anno grazie alla borsa di studio del Fondo Chiara Rama, ma potrebbe entrare definitivamente a regime.

La Asl 4 chiavarese ha attivato dal primo aprile un nuovo servizio di assistenza e formazione di tipo psicologico. La formazione è rivolta al personale dell'azienda sanitaria, mentre l'attività di sostegno è per pazienti e familiari che stiano vivendo l'elaborazione di un lutto: in oncologia, così come in ginecologia, dove si verificano i casi di aborto, volontario, spontaneo o terapeutico. Responsabile del servizio è la psicologa Elena Colombo. Il sostegno e la formazione di tipo psicologico sono stati introdotti grazie ad una borsa di studio assegnata dal fondo Chiara Rama, intitolato ad una giovane donna del Tigullio scomparsa a 31 anni a causa di un tumore (il fondo può essere sostenuto con erogazioni private, 5 per mille e sponsorizzazioni di aziende: i dettagli sul sito www.fondochiararama.net). Dopo il primo anno, garantito dalla borsa di studio del fondo Chiara Rama, il servizio potrebbe diventare stabile, all'interno di quelli offerti dalla Asl 4: è questo l'intendimento, secondo quanto garantito dal direttore generale, Paolo Cavagnaro.

Redazione Radio Aldebaran - www.radioaldebaran.it

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martedì, febbraio 12, 2008

Psiconcologia: Un Articolo sull'Agenda della Salute

Copertina Agenda Della SalutePsicolife sull'Agenda della Salute

Questo mese sull'Agenda della Salute trovate un articolo del Dr. Massimiliano Zisa sull'argomento Psiconcologia.

L'articolo riassume in breve l'apporto della psicologia sia nel sostegno alle famiglie, nel paziente oncologico e nella gestione del dolore oncologico con tecniche ipnotiche.

Potete trovare l'articolo direttamente nella sezione del sito Psicolife.com alla voce Informazione Scientifica : Articoli

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mercoledì, novembre 14, 2007

Terapie Psicologiche in Oncologia

La neonascente Psiconcologia
Dalla ricerca di:
Dott.ssa Lucia Toscano
Psicologo Psicoterapeuta Dirigente. Presidio Ospedaliero "San Luigi - Santi Currò"
Azienda Ospedaliera di rilievo Nazionale e di Alta Specializzazione
Ospedali: Garibaldi - San Luigi Santi Currò - Ascoli Tomaselli. CATANIA

Lo scopo della terapia psicologica in oncologia è quello di contemperare qualità e quantità di vita del malato, valutandone le possibilità di adattamento, attraverso l'individuazione dei bisogni che investono prevalentemente la sfera psichica; per conseguire tale scopo occorre analizzare gli aspetti propri della personalità del paziente, in riferimento allo specifico momento del suo quadro clinico.

Una terapia psicologica inizia, quindi, con l'esame oggettivo dello status clinico (terapia chirurgica, medica o radioterapia, fase della malattia, fallow-up, eventuali recidive). Ciò consentirà di cogliere meglio il momento dell'insorgenza della crisi dell'ammalato e di comprenderne le motivazioni.

Per lo più, la crisi deriva dalla percezione del cambiamento della relazione con il proprio corpo, con il proprio io, con la propria famiglia o con il proprio ambiente di lavoro o sociale: una presa di coscienza della propria vulnerabilità che lo segnerà per sempre, sia nel modo di intendere la vita che nell'attribuzione di nuovi significati ad antichi valori.

In una ricerca svolta presso il Dipartimento Oncologico "San Luigi - Santi Currò" di Catania, su un campione di circa 200 pazienti*, è emerso che le più frequenti manifestazioni della crisi del malato oncologico sono il rifiuto, la depressione o l'ansia.

Il rifiuto, ovvero la negazione della propria malattia, se per un verso ha un'incidenza minore sugli aspetti psicologici dell'ammalato, di converso rappresenta un grave ostacolo a quella compliance indispensabile nella fase terapeutica.

La depressione, di converso, spesso assume le connotazioni della rassegnazione, la perdita di motivazioni e di emozioni tale da indurre il paziente a un declino psicofisico irreversibile, con effetti devastanti sia su un piano terapeutico che relazionale.

L'ansia, invece, si manifesta come paura della solitudine, della perdita delle capacità fisiche, delle menomazioni o mutilazioni, delle capacità e possibilità affettive, della propria morte. Lo scontro tra queste fobie e la speranza di una più o meno probabile guarigione, implicano una voglia di vivere che si incunea nella sua sofferenza e che fornisce al terapeuta la possibilità di fare perno sulla stessa per scuotere il malato, facendogli ricostituire un equilibrio che gli permetta di affrontare in modo nuovo la sua condizione.

Esaminato il quadro clinico, lo psicoterapeuta deve valutare tutte le componenti utili ad avere una visione completa del paziente. Dovrà quindi individuare il profilo della personalità del soggetto, con particolare attenzione alle componenti dominanti, quali la passività o la reattività, per passare dopo al rapporto vero e proprio con la malattia. E' in questa fase che occorre individuare i bisogni (per ragioni di sintesi si fa riferimento solo ai bisogni psicologici) del paziente, che sono spesso di natura terapeutica -ovvero dipendenti dagli interventi clinici e chirurgici- e assistenziale.

Ed ecco perché la psicoterapia oncologica o, come si tende ormai a definirla, la psiconcologia è volta al coordinamento delle figure professionali e relazionali che ruotano attorno al malato di cancro.

Il bisogno primario del malato oncologico è la unicità della cura e dell'assistenza; il frazionamento delle competenze professionali ha in passato impedito il consolidamento di una cultura che ponesse al centro dell'attenzione il soggetto ammalato, rispetto alla malattia. La svolta si fa faticosamente strada, ma dovrà necessariamente imporsi, se l'obiettivo è quello di migliorare concretamente la q.d.v. del malato.

Per chiarire meglio il concetto, basti soffermarsi sulla utilità della comunicazione e di una relazione franca e leale tra il medico e il paziente: tutti gli studi concordano nel ritenere (attraverso verifiche svolte) che una buona relazione riduce sicuramente la depressione nel malato. Rilevando l'importanza della comunicazione, la Divisione di Oncologia Medica dell' A.O. di Parma ha in corso un monitoraggio, su tutto il territorio nazionale, delle attitudini di oncologi e altri operatori professionali verso queste tematiche, e ha predisposto corsi di addestramento con lo scopo di fornire un modello efficace di informazione e supporto ai malati oncologici e ai loro familiari.

A proposito dei familiari, la terapia psicologica va rivolta anche a costoro, sia per favorire il loro adattamento alla malattia del congiunto, sia per quest'ultimo al fine di fargli percepire la presenza e l'affetto partecipe dei suoi cari. Occorre rilevare, infatti, che la paura della solitudine e l'ansia dell'abbandono sono componenti molto frequenti nel malato di cancro.

Le problematiche, finora accennate, non possono rappresentare nell'interezza e nella complessità delle tematiche connesse tutti gli aspetti della psicoterapia oncologica, né è possibile individuare regole generali universalmente valide perché ogni ammalato ha una storia e un vissuto personale unico e irripetibile, quand'anche limitato alla storia e al vissuto della malattia.

Ma è certamente possibile enunciare un principio sicuramente valido: un operatore, medico o sanitario, nell'approccio con il paziente oncologico, deve essere necessariamente in grado di capire l'ammalato, di comprenderne i bisogni e soddisfare quelli che rientrano nelle proprie competenze e possibilità, attivando un intervento che si inserisca, uniformandovisi, in quel lavoro di équipe multidisciplinare che appare, almeno allo stato attuale, il più efficace da un'ottica psicoterapeutica.

* Il campione è rappresentato da 201 pazienti sottoposti a psicoterapia, dei quali 62 in reparto chirurgico, 65 in reparto medico, 71 in day hospital e 13 in ambulatorio. La metà del campione è di sesso maschile e l'altra metà (per l'esattezza 101) di sesso femminile. L'età è compresa tra i 21 e gli 80 anni, con prevalenza (il 75%) tra i 40 e 65 anni di età. Il gruppo di confronto, che non aveva subito interventi psicoterapeutici, è, invece, rappresentato da 100 pazienti con analoghe caratteristiche di sesso, di età e patologiche. La ricerca tendeva ad accertare gli aspetti psicologicamente rilevanti e i bisogni del malato oncologico, con l'obiettivo di cogliere eventuali differenze tra i primi ed il gruppo di controllo. I risultati, in corso di elaborazione statistica, relativi all'ansia e alla depressione, mostrano una riduzione dell'una e soprattutto dell'altra nei pazienti in trattamento psicoterapeutico, in modo inversamente proporzionale alla fase di avanzamento della malattia.

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